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Il Decreto Legislativo n. 231 dell’8 giugno 2001 ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la disciplina della responsabilità amministrativa, in sede penale, degli enti (società, enti dotati di personalità giuridica, associazioni, ecc…) che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito.

In base a tale disciplina gli enti possono essere ritenuti responsabili, e conseguentemente sanzionati, in relazione a taluni reati, commessi o tentati, dagli amministratori o dai dipendenti, e più in generale da persone fisiche operanti all’interno dell’ente, a “vantaggio dell’organizzazione”, o anche solamente “nell’interesse dell’organizzazione”, senza che ne sia cioè derivato necessariamente un vantaggio concreto.

L’ampliamento della responsabilità mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali il patrimonio degli enti e, in definitiva, gli interessi economici dei soci, i quali, fino all’entrata in vigore della legge in esame, non pativano conseguenze dalla realizzazione di reati commessi, con vantaggio della società, da amministratori e/o dipendenti.

 

Il 25 agosto 2007 è entrata in vigore la legge 3 agosto 2007, n. 123 recante «Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia»  che comprende un’importante modifica al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231; in particolare,alle fattispecie di responsabilità amministrativa di società ed enti di cui al D.Lgs. n. 231/2001 (art. 9) al quale si sono aggiunti i delitti di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi ogravissime (articoli 589 e 590, comma3, c.p.), conseguenti a violazione delle norme sulla sicurezza (art.25-septies).

Quanto alle sanzioni: la normativa prevede l’applicazione di pesanti sanzioni pecuniarie a carico dell’ente (da un minimo di €.25.822,84 fino ad un massimo di  €.1.549.370,00) e soprattutto l’applicazione di pesanti sanzioni interdittive (divieto di contrattare con la PA, revoca o sospensione delle autorizzazioni, licenze e concessioni, commissariamento giudiziale, l’interdizione dall’esercizio dell’attivita’; l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli gia’ concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi, ecc…) oltre alla confisca e alla pubblicazione della sentenza.

 

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